"Il bambino che scriveva poesie" di Davide Arrigoni |

A mio fratello
Corri Luca, corri!
Più veloce il nemico ci è dietro!
Andavi sulla bici,
ti ricordo sempre sorridente.
Giocavamo insieme,
e inventavamo tutte le storie del mondo.
La magia non voleva gli adulti,
la magia che fluiva era nostra soltanto.
C’erano carrozze
E prostitute dai seni enormi,
una capanna piena di peluches
che sembrava una caverna nascosta nel nulla.
Era bello allora,
così bello che se chiudo gli occhi,
se li chiudo forte forte,
posso ancora vederti, un soldo di cacio
che tira calci a un pallone, in un piazzale assolato.
|
Dio e il mondo
Se dovessi creare un mondo…
Beh sarei molto emozionato!
Se potessi dar vita ad un mondo…
Non saprei da che parte cominciare.
Se creassi per primi gli animali
Mi sfuggirebbero di corsa, per diventare uomini.
E poi farebbero guerre, e torti
E mi guarderebbero male, in tanti.
Potrei partire allora dalle piante,
ma sarebbe noioso, a parte le stagioni.
Penso che se dovessi creare un mondo, allora
Telefonerei a Dio, e ci faremmo un bicchiere.
|
Il Nulla Assoluto
Con questi due versi
Vorrei comunicare l’idea del nulla assoluto.
Ma se davvero non scrivessi nulla
Vi sentireste presi in giro, e pensereste ad altro.
|
L’origami
Ho scoperto che devo morire.
Lo so sembra strano, davvero.
Insomma già lo sapevo,
le favole, le canzoni,
gli origami del cigno per sfuggire a un tumore.
Ma stanotte, nel letto…
Una voce mi diceva tranquilla,
dal posacenere dolceamaro
che è il mio cuore,
che avrei perso tutto, che non sarei stato niente.
Lasciare tutto, gli oggetti,
lo specchio materiale della nostra esistenza,
mia madre, mio padre,
mio fratello che mi parla dal cuore
ce ne andremo tutti, sarà vuoto e silenzio.
Insomma dovrò morire…
Spero solo che dei miei pensieri possa restar l’eco.
|
Sassi
Sono sassi tondi e levigati,
che pesano quest’oggi sul mio cielo.
Sono striati di verde e di grigio,
hanno memoria del fiume e il suo velo.
Vorrei poterli abbracciare questi sassi,
e abbandonarmi al loro freddo in un manto.
Sono i miei pensieri fuggiti in anarchia,
suoni spagnoli che ho imparato dal canto.
Suoni scordati di bande paesane,
tequila, amarillo, hermano compay.
Il mondo avrebbe più senso sicuro
Se un fratello spagnolo si ubriacasse con me
Con gialla tequila odorosa di mai.
Quel mai che trasforma i passeri in sassi,
che cambia i pensieri in incubi assurdi.
Le bande paesane in lugubri lutti,
gli amici spagnoli in penosi codardi.
Sarebbe più chiaro abbracciare un uccello
Sentire sul viso un bacio mai dato.
Rubargli per poco i ricordi del volo,
sottrargli anche gli occhi, svegliarmi rinato.
Poi valutare il cambio che ho fatto,
tra uomo ed uccello e vedere che ho perso
il mio senso di fango, legato al dolore.
Senza compagni, tequila e caffè,
senza sostanza…
e senza di te.
|
Solitudine
Picchia l’orologio su percorsi ripetuti mille volte
Picchia sano e deciso con rumore lento e cadenzato.
Tlack! - Mi accendo l’ultima sigaretta per stanotte,
lotto brevemente in un amplesso autoinflitto, mi lavo controvoglia.
Striscio a letto.
Pensieri si aggrovigliano, lavoro, cibo, conti e riflessioni,
miseri resti dell’ennesimo giorno da ilota, perso a sognare.
Due sigarette dall’ultima sigaretta del giorno,
le accendo e le spengo, le gusto e ne fuggo, come un monaco il sesso.
Mi rigiro nel letto.
Curioso, mi dico, la solitudine umana sa esser puttana.
Dà il meglio di sé quando ti trovi in posizione orizzontale.
E’triste – mi stiro – grattarsi la schiena da solo, nel cesso.
Essere soli fa schifo, ti prude dovunque e non c’è nessuno a grattare.
Il letto è caldo del mio sudore.
Sono le tre, il pacchetto è finito, ne ho altri nove, son ricco.
Dopo le tre le quattro, e l’occhio secco che vede la notte.
Mi alzo, mi vesto, saluto il letto.
Per stasera un’altra notte da solo.
|
Sudo
Quattro gocce di sudore,
sulla mia fronte.
Come un coro di tragedia
M’intimano stasi.
Quattro gocce di sudore,
che non volevo e non vorrei.
Come punti cardinali
Marcano la mia fatica.
Quattro gocce di sudore,
inusuali sulla fronte di un borghese.
Come un branco d’orsi
Aspettano i miei salmoni-pensieri.
Quattro gocce di sudore,
le asciugo colla mano.
E sono solo il ricordo
Di un’altra notte insonne.

|
|